lunedì 29 marzo 2010

Mamma Disabile


Maria Mellin, madre protettiva disabile, è stata condannata a 21 giorni di prigione da un giudice di Allega County, Michigan, per non aver pagato il mantenimento per i figli. Maria è stata incapace di lavorare e dunque di pagare per motivi di salute ben documentati ufficialmente. L'ex-marito di Maria le ha danneggiato la schiena in un momento di forte rabbia. Si è saputo che la fanno dormire addirittura su un materasso molto sottile, per terra ... Per altre informazioni, contattate la Protective Mothers Alliance International, oppure scrivete a lb.jlpma@gmail.com.

mercoledì 17 marzo 2010

DONNE E BAMBINI VITTIME DELLA VIOLENZA DOMESTICA

Lundy Bancroft "Quando papà fa male alla mamma", 2004

Se vogliamo aiutare i bambini vittime di violenza domestica, dobbiamo inanzitutto dare tutto il nostro sostegno alle mamme.

Non stiamo aiutando i bambini vittimi di violenza domestica, se ci mettiamo dalla parte del padre violento.

Come ho già spiegato nel mio libro "Ma perché fa così?", per aiutare in un modo concreto la donna che è stata vittima, dobbiamo usare metodi opposti a quelli del marito violento. Visto che lui la mette sempre sotto pressione, dobbiamo essere pazienti. Visto che lui la tratta da inferiore, noi dobbiamo trattarla da uguale. Visto che lui crede che le sue idee siano superiori a quelle sue, dobbiamo utilizzare l'intelligenza della donna, piuttosto che convincerci che sappiamo meglio di lei come gestire la situazione. E visto che lui le dice sempre che è una madre cattiva, dobbiamo trattarla da brava madre, una madre che sta cercando con tutte le sue forze di capire come migliorare la vita dei suoi figli, e che non ha bisogno di rimproveri.

Lei ha bisogno:
- del nostro sostegno;
- della nostra assistenza per aiutarla a pensare per sé, a tutte le opzioni e strategie fra le quali dovrà scegliere;
- dell'assistenza economica;
- del nostro aiuto per utilizzare il sistema legale nel miglior modo possibile per ciò che riguarda la sua situazione, accusando l'uomo violento dei reati di cui è colpevole, e limitando l'accesso ai figli del uomo violento.

Ma tutti i nostri forzi dovrebbero concentrarsi nel tendere la mano alle madri con compassione e consapevolezza, cercando di creare rapporti di sostegno che potranno rinforzarla nella protezione dei suoi figli.

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...Dovrei incoraggiare i miei figli ad avvicinarsi al papà violento? Non spingete vostri figli nelle braccia del padre violento. Lui, come padre, ne è responsabile.

Forse sentirete la tentazione, o anche l'obbligo, di incoraggiare vostri figli a passare più tempo insieme, sopratutto se vedete che sono feriti dalla sua indifferenza verso di loro. Parlo spesso con donne che fanno i salti mortali per facilitare le visite del padre, che lo chiamano appositamente per organizzare visite se lui non si fa sentire o che mettono i figli sotto pressione a vedere il padre anche se non ne hanno voglia.

Più in là, però, queste stesse donne si sono pentite di questi sforzi, visto che l'egoisimo, la manipolazione o l'intimidazione del padre creano danno al benessere dei figli. Quando un uomo che è stato violento verso di voi desidera sparire, o quando i vostri figli vogliono una pausa - lasciate stare.

Se un uomo violento deve essere costretto ad avere un rapporto con i figli, dimostra solo quanto è egoista e quanto poco li apprezza come individui - caratteristiche che con certezza creeranno seri problemi nel tempo tra lui e i figli. E se I figli non hanno voglia di vederlo, questo indica fino a quale punto sono stati feriti dalla sua violenza verso di loro o verso la madre.

Ricercatori hanno dimostrato che più un figlio è stato vicino all'uomo violento, e più soffre vedendo il maltrattamento di sua madre.

Bambini legati al padre più facilmente accuseranno la madre o loro stessi del suo comportamento crudele, e saranno più vulnerabili. Allo stesso tempo, le ricerche confermano che più i figli sono vicini alle loro madri, prima guariscono.

Dunque, fate del vostro rapporto con i figli la vostra priorità, e lasciate il rapporto con il padre prendere la strada che deve prendere.

Limitate il contatto tra figli e padre se lo ritenete necessario, e se ciò è legalmente possibile. Se vi rivolgete al tribunale, c'è la possibilità che il tribunale vi potrà sostenere nel limitare il contatto tra padre e figli - anche se i tribunali in genere capiscono ben poco del danno emotivo che gli uomini violenti creano ai figli, cosa che ho studiato in dettaglio in altri capitoli del mio libro.
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Lundy Bancroft "Quando papà fa male alla mamma", 2004

giovedì 11 marzo 2010

VOCAZIONE DI “MAMMA”


La grandezza è la più importante onestà di una mamma ed è costituita dal rapporto che ha con la sua creatura, gestendola attraverso la simbiosi e attraverso il distacco.

Infatti la simbiosi è una pista di decollo e di slancio del bimbo verso la vita e il distacco da lei è il discorso educativo che lo conduce alla libertà, alla capacità di autogestione e di autosufficienza, affinché scelga le qualità di vita che più gli piacciono e che meglio lo affermino.

Questa grande vocazione merita appunto che quando si chiama la “mamma” le labbra si baciano due volte!

Sono invece madri traditrici della loro vocazione le madri possessive, quelle che sostituiscono i propri figli facendo loro tutto quello che questi dovrebbero già saper fare da soli; non chiedono mai ai loro figli “cosa farà da grande”, impongono di fare solo quello che vuole la mamma.

Altrettanto traditrici della propria vocazione sono le mamme che trascurano i propri figli, non hanno tempo da dedicare a loro, perché devono andare a lavorare, affidano i propri bimbi ai nonni, badanti, nutrici, ecc, quando non balbettano mai con loro, quando questi hanno ancora bisogno di un rapporto simbiotico.

Questi comportamenti sono più frequenti e quasi abituali nei padri, che fuggono dai propri doveri di presenza e di comunicazione e squalificando così il proprio dovere di paternità.

Evidentemente quelli che emarginano da sé i loro figli ostentano e vantano delle ragioni che giustificano queste perversioni comportamentali, dimostrando perciò di essere vittime delle loro ragioni.

Dott. G. Basso, psicologo